Saturday 07 December 2019
Alfredo: un campione
Tuesday 03 December 2013
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Alfredo Di Giovanni (Serse)

Quasi 20 anni fa lo incrociavo nei corridoi e i luoghi di lavoro. Capelli corti a spazzola fare sospettoso, parlava in modo molto solare ma guardingo rispetto agli sconosciuti come me.

Anche io, milanese di strada diffidente, non è che gli sorridessi.

Lavoravo in un altro reparto e un giorno, con scetticismo chiesi che tipo è, e i miei amici Jena e Caimano dissero che è uno in gamba.

Circa 16anni or sono ci trovammo a lavorare assieme , in collaborazione, lì, a contatto col “nemico”, capii che la pensavamo alla stessa maniera. Quel terrone spilungone aveva addirittura una marcia in più di me. Sveglio, deciso, affidabile, retto, coraggioso, rapido e forte.

Ci siamo poi trovati ad essere compagni di squadra ad un torneo di calcio. Anche lì, debbo riconoscere: giocava meglio di me… io con i miei dribbling e guizzi opportunistici, poi soccombevo a volte negli scontri. Lui vinceva i contrasti e correva come un cavallo.

LA SVOLTA:

settembre 1998

mi trovavo al computer assorto in lavori di routine, quando Alfredo arriva e mi chiede:

“non sapresti indicarmi dove si può praticare un po’ di arti marziali?”

Al che, io , all’epoca giovane insegnante di Karate, gli dico: vieni da me.

Ci siamo allenati assieme in caserma, in casa, nei prati, nelle palestre, abbiamo viaggiato fino in capo al mondo, vinto e perso in continuazione; Alfredo impara tutto da me; condivide e amplifica su se stesso quanto io gli ho trasmesso. Nel combattimento mi supera dopo qualche anno. Diventiamo l’uno il sostituto dell’altro.

Lui non ha mai potuto farle da ragazzo queste cose. Gli brillano gli occhi ogni qualvolta si possa allenare e migliorare. Io in questo sono stato più fortunato di lui e , quel poco che so, glielo trasmetto senza problema, anzi…

Siamo persone che rischiano la vita spesso, abbiamo motivazioni a migliorare in termini d’efficacia: io scopro la lotta: il Jiu Jitsu Brasiliano.

Il primo anno lo sperimento, gli racconto tutto, mi segue, giriamo il mondo, finiamo in Spagna da Robin Gracie.

COMINCIA LA STORIA DEL GRACIE JIUJITSU Bolzano.

Da questo momento in poi, ci alleniamo continuamente nella lotta e poco tempo dopo decidiamo di dedicarci a pieno ritmo solamente al Jiu Jitsu.

Non c’è giorno che non si lotti.

Ci auto soprannominiamo Chip e Chop, perché alla fine, nel tempo ci accorgiamo che gli altri si alternano, ma che a spostarsi e a viaggiare, i ” fessi fissi “, siamo spesso noi due.

Siamo una coppia di insegnanti perfetta, io piccolino 174 per 70, lui di grossa taglia 190 per 90.

Sì, ci vogliono due misure per poter fronteggiare l’esigenza di allenare un vivaio di persone di pesi differenti.

Io do molti imput tecnici, avendo la possibilità di viaggiare e quindi studiare di più, ma lui li acquisisce con immediatezza quando ritorno a casa e li traduce in pratica, diventando, come nel karate, sempre più bravo.

Anche qui siamo perfettamente interscambiabili.

Per anni, tanti anni, è l’unica persona che a casa mia riesce a crearmi quella pressione tale da non sentirmi il migliore durante la lotta, spingendomi a studiare sempreppiù e a migliorare.

Ritengo che dei praticanti che si sono allenati da noi e sono diventati bravi, non ci sia persona che non possa che dire ad Alfredo una sola cosa:

“grazie per avermi aiutato nel mio percorso; grazie per non aver mai risparmiato su una spiegazione durante ogni sparring; grazie per avermi messo pressione, stimolato, per aver aiutato Alessandro, che da solo non ce l’avrebbe mai fatta a seguirmi. Grazie per il tuo altruismo, per la tua disciplina e umiltà. Grazie per l’esempio che hai dato e che dai di forza interiore, che alla soglia dei 50 anni ancora dimostri di avere”

Ora ci sono anche altri insegnanti cinture viola e marroni bravissimi. Tutti quanti, non avrebbero il livello che hanno se in palestra ci fossi stato solo io. Alfredo da noi è stato fondamentale.

“Alfredo è una colonna del Gracie Bolzano” Robin Gracie.

È sempre il primo a salutare darmi la mano in palestra, pur essendo il più anziano, il migliore, cintura nera, evidenziando come la sua umiltà e disciplina siano uniche. E’ d’esempio per  tutti.

Se fosse nato in un posto dove sin da bambino avesse potuto allenare il BJJ o qualsiasi altro sport sotto una giusta guida, sarebbe stato un campione di quella disciplina.

Lui è comunque campione nella vita: ci ha insegnato come si possano superare traumi enormi, come la improvvisa e drammatica sorpresa che lo ha coinvolto tre anni or sono quando suo figlio Lorenzo è stato malato in fin di vita. Lorenzo, forte come il papà si è ripreso e contro ogni previsione medica è adesso un fusto di 13 anni, hokeysta, un ragazzo forte , sano ed educato come il suo papà e la sua splendida mamma.

Alfredo ha continuato a venire in palestra, più forte e motivato di prima. Non so se io avrei retto in una situazione simile.

Campione nella vita, lui e la sua splendida famiglia.

Grazie per tutto quello che hai fatto per noi e per quello che farai. Io non sarei diventato cintura nera se non ci fossi stato tu in questi anni.

Alessandro Federico

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